Ti ho appena sentito al telefono. Non hai capito niente di quello che dico. Non ti interessa come sto, cosa provo, come mi sento umiliato dal tuo continuo menefreghismo nei miei confronti. T’interessa avere solo ragione. Sono davvero amareggiato. Quando ho visto il tuo nome sul cellulare ero felice, ho pensato che forse avevi capito che per una volta avevo bisogno che mi dimostrassi che anche te sai fare un passo indietro per il bene di entrambi. E invece, appena ho sentito il tono della tua voce, ho capito che avevi solo telefonato per continuare dimostrarmi quanto sono inadatto alla vita e inabile al rapporto di coppia. Grazie di farmi sentire unico (nella mia nullità).
Archivio per 13 settembre 2011
Giulia II.
Giulia.
Mi manchi già, e siccome ho un cattivo presentimento sulla discussione di ieri sera, ovvero che non ti rifarai sentire per prima, preferisco scriverti qui. E’ ovvio che non vedrai ciò che scrivo, a meno che non ti mandi il link, ma almeno rimarrà traccia di ciò che penso. Probabilmente non ti ricordi nemmeno che avevo creato questo blog per te. Io non l’ho mai dimenticato. Mi manchi, e vorrei chiamarti per sentirti, ma per una volta vorrei che fossi tu a fare un passo indietro e chiedere scusa, o almeno dimostrarmi che hai bisogno di me. Non come succede sempre, quando alla fine ingoio il rospo e faccio atto di penitenza, anche se non sono convinto delle mie colpe e mi brucia dentro farlo. Ma lo faccio sempre, perché so che è l’unico modo per averti. E non dire che non mi obblighi a farlo ma sono io che non ho le palle per portare avanti una discussione, perché sappiamo entrambi che se non facessi tutte le volte qualcosa io per ricucire ogni minimo strappo, per quanto ti riguarda, per una minima discussione potremmo non parlarci per dei mesi. Questa volta, però, no. E’ troppo stupida la causa del nostro litigio, troppo stupido anche solo pensare che possa raccontare in giro certe cose su di te (e poi, a che pro?). Quindi ho deciso che per quanto dura possa essere non sentirti, non mi farò avanti io. Mi dispiace, ma anch’io ho dell’orgoglio personale, anch’io so cos’è la dignità. Non puoi pretendere che tutte le volte faccia atto di sottomissione solo perché altrimenti mi tieni il muso. Se vuoi continuare a tenermi il muso per una cazzata del genere, sei libera di farlo, ma non otterrai niente da me questa volta. Ti amo.
Giacomo